“Nella cultura francese si vuole cancellare il fatto che l’essere umano è complesso. Il cinema deve restare un posto dove si lavora sulla complessità. Non deve essere un semplice compitino bello, corretto e che va bene a tutti. Trovo dunque pericoloso per l’arte il moralismo che oggi c’è in Francia”, così l’attrice Valeria Bruni Tedeschi che apre la XVesima edizione di Rendez-Vous. Protagonista del film L’attachement diretto da Carine Tardieu, già presentato nel concorso di Orizzonti a Venezia 81. e prossimamente nelle sale distribuito da No.Mad Entertainment.

Nel film l’attrice veste i panni di Sandra, una cinquantenne indipendente e single per scelta, che gestisce una libreria femminista e che si vedrà da un giorno all’altro costretta a condividere l’intimità con il suo vicino di casa Alex (Pio Marmaï), padre di due bimbi piccoli. Contro ogni aspettativa pian piano si affezionerà e diventerà la figura femminile di questa nuova famiglia adottiva.

“Io ho un’amica che una volta mi ha chiesto realmente se potevo adottarla alla mia età- racconta-. Ci adottiamo gli uni con gli altri, ci includiamo nelle nostre vite, mangiamo insieme, ci sono dei legami molto forti che sono come delle adozioni”. Di conseguenza anche il racconto familiare al cinema sta cambiando: “Penso che la società si stia trasformando in modo molto bello. Non c’è più l’obbligo per una donna di avere dei bambini. Si accetta e si vive l’omosessualità in modo libero e senza vergogna. I figli che non sono del tuo stesso sangue e le adozioni sono guardati con meno stranezza. Una famiglia allargata ora è più normale, meno strana e più facile da accettare. Questo film dice un po’ questo e risponde a un bisogno attuale della gente di immaginare la famiglia in modo diverso. Per questo motivo è andato molto bene in Francia”.

L'attachement
L'attachement

L'attachement

(Karé Productions - France 2 Cinéma - Umedia.)

E sul suo personaggio: “Sandra era me, ma un po’ più contenuta. Ho potuto esprimere la tenerezza che provo verso i bambini. Non mi sono trasformata interiormente, ma esteriormente. Io ho un rapporto con i miei figli come se fossero biologici (l’attrice ha due figli adottivi, ndr). Non c’è per me alcuna differenza. Sono fortunata ad avere avuto dei figli così tardi nella vita e li ammiro molto. Il bambino nel film, interpretato da César Botti, era bravissimo come attore, sapeva perfettamente il testo e non era mai stanco. Era spensierato e naturale. C’era in lui il buono del bambino e il buono dell’adulto. Abbiamo avuto un bel rapporto, ma distaccato, un po’ come quello dell’inizio del film anche se io sono più affettuosa normalmente con i bambini”.

Nel film Sandra ha una libreria specializzata in femminismo. E anche Valeria Bruni Tedeschi si sente una femminista. “Il femminismo è lottare per l’uguaglianza degli uomini e delle donne nella sfera privata e pubblica. Lessi un libro bellissimo quando ero piccola si intitolava ‘Dalla parte delle bambine’ e smantellava tutti i meccanismi patriarcali. Mia madre è una donna molto libera e ho vissuto da femminista. Il mio femminismo però è mio personale e non aderisce a quello estremista di oggi. Non aderisco all’odio delle donne contro gli uomini, alla tirannia della parola. Credo alla liberazione della parola per tutti, non solo per le donne e per tutte le classi sociali. Non credo che il Mee Too vada nelle fabbriche, magari sta nella cultura e nella politica. Aderisco alla lotta per l’uguaglianza in cui non c’è una parte della società contro un’altra. Io non mi sento contro gli uomini. D’altronde mi sento anche io un po’ uomo. Non capisco perché in Francia ci debba essere quest’odio e questo disprezzo. C’è come una misoginia al contrario, un po’ binaria e ottusa che non vede la complessità dell’essere umano”. E sull’uomo di oggi: “È molto in difficoltà perché viene rimesso in discussione il suo rapporto con le donne. Ma rimettersi in discussione è sempre una buona cosa”.

Valeria Bruni Tedeschi in L'attachement
Valeria Bruni Tedeschi in L'attachement

Valeria Bruni Tedeschi in L'attachement

(Kar Productions / France 2 Cinema / Umedia)

Guardando al passato e in particolare alla Nouvelle Vague: “La Nouvelle Vague è completamente rimessa in discussione oggi. Ci sono dei film che non si fanno più vedere, figli della Nouvelle Vague, come quelli di Maurice Pialat, anche perché c’è Gérard Depardieu in molti di questi. Il rapporto di un regista con un’attrice, come quello di Godard con Brigitte Bardot, viene rivisitato. Tante opere in Francia oggi vengono cancellate. Bisognerebbe invece contestualizzarle. Si è programmato Ultimo tango a Parigi e poi è stato annullato perché hanno dimenticato di fare una contestualizzazione. Niente è tabù. Forse la scena di sesso con Marlon Brando realmente ha fatto male a Maria Schneider, allora se ne parla, ma poi si vede il film che è un capolavoro. Io sono contro la cancellazione, ma in Francia è molto complicato. Tutti i film con Depardieu da un anno non passano più alla televisione. Non sono tanto alla moda anche i film di Jean Eustache, Philippe Garrel, Francois Truffaut o Jean-Luc Godard. Non è proprio il momento di Godard”.

Infine tornando a opere più recenti conclude: “Anche L’arte della gioia, un capolavoro, è un film che oggi che in Francia ha problemi ad essere comprato perché c’è una resistenza pericolosa rispetto alla complessità dell’essere umano. Io non aderisco alla semplificazione di tutti gli estremismi”.