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Eyes of Gaza
La prima vittima di una guerra, lo si dice spesso, è la verità. Lo si è sostenuto anche nel caso del conflitto israelo-palestinese dove, anche tra le macerie, la macchina della propaganda non smette mai di lavorare. Per questo Eyes of Gaza, con cui si è aperto ufficialmente il 18° Pordenone Docs Fest, è un lavoro tanto importante.
Il regista siriano-turco Mahmoud Atassi consegna al pubblico un'opera che non è solo un documentario, ma un atto di resistenza visiva. Il film segue le vite e il lavoro di tre giornalisti palestinesi—Abdul Qadir Abdul Qadir Sabbah, Mahmoud Sabbah e Mohammed Ahmed—che, armati solo di telecamere e di un coraggio incredibile, raccontano l’orrore che li circonda.
La Striscia di Gaza è l’epitome della terra martoriata, altra espressione che abbiamo sentito spesso. Un territorio asfissiato dal fuoco dei bombardamenti, un cumulo di macerie e di brulla devastazione. Manca qualsiasi cosa. In questo scenario infernale, i reporter palestinesi non solo devono proteggere le proprie vite, ma anche trovare il modo di raccontare al mondo una realtà inevitabilmente distorta dalla narrazione del più forte. Atassi, impossibilitato a entrare a Gaza, ha orchestrato le riprese da remoto, affidandosi alla determinazione di chi, pur sotto le bombe, continua a raccontare. Il risultato è un documentario che va oltre il reportage di guerra: è un grido di resistenza, una testimonianza vivida di cosa significhi essere un testimone in un conflitto in cui la verità è un’arma.
Il punto di vista di chi è nel mirino
Se girare un documentario in una zona di guerra è già di per sé una sfida, Eyes of Gaza si scontra con ostacoli ancora più grandi. Il governo israeliano limita severamente l’accesso dei media internazionali nella Striscia, il che significa che la maggior parte delle immagini che il mondo vede provengono proprio da giornalisti locali. Che sono anche cittadini palestinesi che rischiano la vita, perché target dell’IDF. Il film di Atassi non si limita perciò a mostrare morte e distruzione, ma ci porta dentro la vita quotidiana di questi reporter-eroi, invitandoci a guardare dentro le loro paure e i loro dilemmi morali.
Cosa significa puntare una telecamera su un bombardamento quando la tua stessa casa potrebbe essere la prossima? Come si racconta il dolore senza trasformarlo in spettacolo? Il documentario prova a rispondere a queste domande senza retorica, mostrando momenti di disperazione, ma anche di incredibile umanità. Non è solo cronaca del conflitto: è la storia di chi decide di non spegnere la telecamera, anche quando il mondo sembra più impegnato a voler chiudere gli occhi.
Una narrazione alternativa alla voce dominante
Uno degli aspetti più potenti di Eyes of Gaza è la sua capacità di sovvertire la narrativa dominante. Spesso, le immagini che arrivano dai media mainstream vengono filtrate da un punto di vista che oscilla tra l’indifferenza e la giustificazione del conflitto. Atassi mostra invece come la guerra sia vissuta dai civili e da chi, con una macchina da presa, tenta disperatamente di far vedere quello che altri cercano di nascondere.
Il film denuncia anche il ruolo dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) nel controllare la percezione globale della guerra, impedendo ai giornalisti stranieri di entrare nella Striscia e criminalizzando il lavoro dei reporter palestinesi. Con uno stile essenziale e una fotografia cruda, il documentario smaschera il modo in cui l'informazione viene manipolata, ricordandoci che il potere di chi racconta la storia è enorme.
Una finestra sulla realtà, un pugno allo stomaco
Presentato in anteprima all’International Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA) nel novembre 2024 e ora per la prima volta in Italia a Pordenone, Eyes of Gaza nonè un film facile da guardare, e non vuole esserlo. Ogni fotogramma è un promemoria dell’inferno. Ma è anche uno straordinario documento di umanità. Mahmoud Atassi non cerca la commozione a buon mercato, lo spettacolo della sofferenza: vuole scuotere lo spettatore, costringerlo a guardare negli occhi chi sta dietro alla telecamera. Perché, in fondo, questo è il vero cuore di Eyes of Gaza: non solo documentare la guerra, ma rivelare il coraggio di chi, con un semplice obiettivo, combatte la più difficile delle battaglie. Quella per la verità.