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An American Pastoral
Si dice che il battito d’ali di una farfalla possa scatenare un uragano dall’altra parte del mondo. A volte, basta un libro su uno scaffale di una biblioteca scolastica per scatenare una guerra culturale. An American Pastoral, il documentario di Auberi Edler, parte proprio da un’elezione locale per il consiglio scolastico di una cittadina della Pennsylvania e si allarga fino a dipingere il ritratto inquietante di un’America divisa, dove la libertà di pensiero diventa un campo di battaglia. Dopo aver vinto il premio alla regia all’IDFA 2024, il film è stato presentato in concorso al Pordenone Docs Fest, confermandosi come uno dei lavori più incisivi dell’anno.
Scuole, elezioni e libri proibiti
Al centro del documentario vi è la battaglia per il controllo del consiglio scolastico locale, un’elezione che diventa il fulcro di una guerra ideologica senza esclusione di colpi. Ciò che in altri tempi sarebbe stato un evento marginale della vita amministrativa diventa un referendum sull’anima della comunità. I candidati conservatori, sostenuti da gruppi religiosi e attivisti vicini alle posizioni della destra radicale, fanno della lotta contro i cosiddetti "libri osceni" il loro cavallo di battaglia. Dall’altra parte, una minoranza di genitori e insegnanti progressisti cerca di difendere la libertà di insegnamento, opponendosi alla censura con l’argomento che la conoscenza, anche quella scomoda, è il cuore stesso dell’educazione.
I libri finiti sotto accusa sono quelli che contengono riferimenti a tematiche sessuali, all’identità di genere e alle esperienze delle minoranze. Titoli che in altre parti del mondo sarebbero considerati strumenti didattici vengono additati come tentativi di "corrompere" le menti dei giovani. Il documentario mostra come le riunioni scolastiche si trasformino in arene dove la pacatezza non contempla la ragione, spesso travolta dall’ideologia.
Eppure, nel mezzo di tutto questo, una cosa salta all’occhio: i ragazzi, quelli per cui si combatte, non parlano mai. Non vengono quasi mai interpellati, come se la loro opinione non contasse, come se il futuro potesse essere deciso sopra le loro teste senza mai guardarli negli occhi. Parlano gli adulti, litigano. Parlano di cosa sia giusto per i giovani, ma non li ascoltano mai davvero.


An American Pastoral
Il ruolo della religione: l’ossessione americana
Dietro il dibattito sulla scuola pubblica si cela un altro conflitto, ben più antico e radicato nella storia americana: quello tra secolarismo e fondamentalismo religioso. Il documentario mette in luce come le chiese locali diventino centri di mobilitazione politica, dove il destino dell’istruzione pubblica viene discusso non come una questione di politiche educative, ma come una battaglia spirituale tra il Bene e il Male. Pastori e predicatori parlano dal pulpito di un’America in pericolo, di un’educazione che allontana i ragazzi dai valori cristiani e li porta verso il relativismo morale.
Edler coglie con precisione la pervasività di questa retorica, che trasforma ogni tentativo di modernizzazione scolastica in un attacco alla fede. La religione non è solo uno sfondo, ma un motore potente che alimenta la paura e l’indignazione. La scuola pubblica, un tempo simbolo di un paese unito nella diversità, diventa il campo di battaglia di una guerra culturale che sembra non avere fine.
E poi c’è l’altra religione americana, quella delle armi. In un paese dove un libro può essere considerato più pericoloso di un AK-47, la contraddizione è così evidente da sembrare grottesca. Mentre si tolgono dagli scaffali romanzi e saggi giudicati “offensivi”, mentre si chiudono i libri ritenuti "immorali", fuori, nei parcheggi delle scuole, le fiere delle armi attirano folle. Si discute di censura e decenza, ma nessuno sembra porsi troppe domande su cosa significhi crescere in una nazione in cui una pistola è più facile da comprare di un libro di Toni Morrison.


An American Pastoral
Uno sguardo immersivo e uno stile mimetico
Lo stile di Edler è immersivo, quasi invisibile nel suo lavoro di osservazione. Il suo obiettivo non è quello di orientare il pubblico, ma di metterlo faccia a faccia con la realtà di una comunità lacerata. La macchina da presa si insinua tra le assemblee scolastiche, i consigli comunali, le conversazioni informali nelle cucine delle case di provincia, catturando senza filtri il linguaggio della frustrazione e della paura. Il montaggio è asciutto, eppure ogni scena trasuda tensione: non servono commenti esplicativi quando sono i volti, gli sguardi e i silenzi a dire tutto.
La sua presenza è così discreta da diventare mimetica. Edler non interviene mai direttamente, non incalza, non interpella. La sua regia è un atto di scomparsa, una scelta stilistica che amplifica il senso di autenticità. Non c’è una voce narrante a guidare lo spettatore, solo le parole e le emozioni dei protagonisti, colti nel pieno del loro fervore o della loro angoscia. Il film lascia spazio al pubblico, lo invita a interrogarsi piuttosto che fornire risposte preconfezionate.
Un’America senza pastorale
Il titolo An American Pastoral gioca ironicamente con l’idea di un’America idilliaca che non esiste più, se mai è esistita. Lontano dall'immagine rassicurante di una nazione in cui tutto è possibile, il film ci restituisce il ritratto di una società intrappolata nelle sue stesse contraddizioni. Edler ci invita a osservare, a riflettere, a interrogarci su cosa significhi oggi essere americani e su quali siano i veri rischi per la democrazia.
In un’epoca di informazione veloce e superficiale, An American Pastoral è un’opera che chiede tempo e attenzione. Non offre soluzioni facili, non cerca eroi né colpevoli, ma lascia emergere il ritratto di un paese in bilico, sospeso tra passato e futuro. Una pastorale americana che si sgretola sotto il peso delle sue stesse paure.