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Susanna Nicchiarelli sul set di Fuochi d'artificio
“Un Paese senza memoria è un Paese senza futuro”: cita Pasolini, Susanna Nicchiarelli, presentando Fuochi d’artificio, la serie evento prodotta da Fandango e Matrioska in collaborazione con Rai Fiction, che andrà in onda in prima serata su Rai 1 in tre serate il 15, il 22 e il 25 aprile, proprio in occasione dell’80° Anniversario della Liberazione. Ambientata nel 1944 sulle Alpi piemontesi, racconta la storia di Marta (Anna Losano), Davide (Luca Charles Brucini), Sara (Carlotta Dosi) e Marco (Lorenzo Enrico), quattro amici tra i 12 e 13 anni che sognano la fine della guerra e il momento in cui potranno riabbracciare i genitori e i fratelli maggiori. Stanchi di essere trattati come bambini, scoprono per caso che la loro età consente di evitare sospetti e perquisizioni e decidono così di aiutare in segreto i partigiani, assumendo l’identità del fantomatico “Sandokan”.
All’origine il romanzo omonimo di Andrea Bouchard (edito da Adriano Salani Editore): “L’abbiamo letto in famiglia, ridendo e piangendo – spiega la regista, anche sceneggiatrice con Marianna Cappi – perché è molto coinvolgente e offre tanti livelli di lettura. Mancava un prodotto così, un racconto popolare per immagini che fosse il più largo possibile”. Il pubblico ideale, infatti, è quello delle famiglie: “Spero che tre generazioni si ritrovino sul divano: i ragazzi con i genitori e i nonni che ricordano quegli eventi. La Resistenza è stata un modo per uscire dall’odio, aveva a che fare con valori simbolici come la democrazia e la libertà. È grazie a quella lotta se da ottant’anni viviamo in pace”.
Il progetto nasce da Costanza Coldagelli di Matrioska: “Cercavo una visione adatta alle famiglie, che ragionasse sulla difficoltà delle scelte e sulla partecipazione come antidoto all’indifferenza”. E, attraverso Nicchiarelli, è entrata anche la Fandango, che produsse i primi due film della regista (Cosmonauta e La scoperta dell’alba): “Fosse per me – spiega Domenico Procacci – farei un film all’anno sulla Resistenza, invece ne abbiamo prodotto solo uno, Il partigiano Johnny. Per la prima volta c’è il punto di vista dei ragazzi: di solito tendiamo a fare cose per gli adulti, non prestiamo molta attenzione ai più giovani. E sono felice che il linguaggio di questa serie sia così libero”.
“È un progetto entusiasmante per il servizio pubblico – afferma Francesca Tura di Rai Fiction – pensato per una visione condivisa tra nonni, genitori e nipoti. Nelle famiglie c’è sempre una trasmissione della memoria che passa attraverso il racconto orale, perfino mitologico, sulla guerra vista dai bambini di allora con paura e speranza. E poi si parla della Resistenza ma anche dell’amicizia, del primo amore, delle relazioni familiari, della sofferenza causata dalla separazione dai genitori”.


Fuochi d'artificio
(Emanuela Scarpa)Protagonista è l’esordiente Anna Losano, felice di aver avuto massima libertà dalla regista (“Ci ha chiesto di essere noi stessi”), così come gli altri esordienti del cast. “Sapevano perfettamente di cosa stavamo parlando – rivela Nicchiarelli – e raccontare oggi la Resistenza vuol dire ribadire i valori per i quali hanno combattuto i giovani di allora”. Una vicenda che risuona nel presente, in tempi di guerre e di programmi di riarmo: “A un certo punto – riflette la regista – Marta si chiede: ‘quando non ci sarà più la guerra, ci saranno ancora un fucili?’. È un pensiero sacrosanto: i partigiani hanno combattuto affinché non si combattesse più. Per questo, seguendo il romanzo, abbiamo voluto dare umanità al nemico: è il primo passo verso la pace”.
Nel cast anche Bebo Storti, Alessandro Tedeschi, Barbara Ronchi, Francesco Centorame. E, nel ruolo della nonna, una commovente Carla Signoris: “Una donna apparentemente dura e severa, che vive con la ferita di un figlio ucciso dai nazifascisti. Per me è stato molto interessante: ho un temperamento più accogliente e morbido, è stata Susanna a farmi capire che la strada doveva essere un’altra. Ho pensato a mia madre, che era più rigida di mio padre”.
E sul valore della serie, presentata alle scuole in anteprima a Roma e in collegamento con oltre trenta città simbolo della Resistenza, alla presenza dalla partigiana Luciana Romoli (iniziativa nell’ambito del progetto Viva l'Italia, in collaborazione con Alice nella Città e Fondazione Musica per Roma): “L’Italia è antifascista: non è un’opinione, è una legge. Mia madre e mia suocera hanno raccontato ai miei figli quel periodo, i gesti eroici che all’epoca non sembravano tali: durante una rappresaglia a Piacenza, mia mamma diede una bici a un ragazzo e così lo salvo. Se i nazifascisti l’avessero scoperta, avrebbero ucciso lei e il ragazzo. Noi non stiamo facendo solo una fiction: stiamo raccontando cose che sono davvero accaduto, storie di persone che hanno dato la vita per la libertà. Non se ne parla mai abbastanza”.